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Il valore del simbolo nella didattica vocale
Nelle civiltà antropologiche di tutto il mondo, il simbolo è l’essenza del nostro linguaggio più originario: un traghettatore, che guida l’inconscio a ritrovare brandelli dell’anima, per ricucirli e integrarli assieme, realizzando l’unione di corpo, mente e spirito.
I simboli e la voce duettano assieme dalla notte dei tempi.
Il simbolo
La parola simbolo viene dal greco (syn+ballo) con i significati di mettere insieme, ricomporre, riunire. Già nel suo etimo, dunque, contiene il senso profondo della sua funzione, al contempo fisica e psichica.
I simboli sono vivi. Essi sono capaci di informare e comunicare con l’inconscio somatico, con l’organismo e con le sue funzioni primarie, con il nostro sistema nervoso. Possono raggiungere le profondità della memoria ancestrale, individuale e collettiva.
Naturali o culturali che siano, i simboli sono contemporaneamente immagini ed emozioni.
I simboli sono pura energia psichica. Ad essa possiamo attingere se siamo in grado di entrarvi in contatto profondo, come accade nei sogni o quando cantiamo.
I simboli e la voce
Il sistema vocale è composto di organi altamente ricettivi al potere simbolico, in quanto essi stessi portatori di simboli incarnati:
- la croce nelle corde vocali,
- il labirinto nell’orecchio,
- il mandala nell’occhio,
- il serpente nella lingua,
- la caverna nelle cavità nasali o nella cavità orale.
Quando cantiamo tutti i nostri simboli incarnati vengono attivati dal suono: un traghettatore ancestrale. Attraversando la materia, fisica e psichica, ci porta sul piano dell’astrazione, l’ambiente ideale per la musica e a sua volta un linguaggio ricco di simboli.
Il linguaggio dei simboli nella pratica vocale
Il linguaggio astratto dei simboli, quando si traduce in suono vocale, amplifica la nostra sensibilità ai codici dell’immaginario. Attivando l’emisfero destro del cervello, ci mostra altre sfumature della realtà.
I simboli rappresentano una risorsa per chi canta, per chi recita e per chi usa la voce in generale. Elevano le frequenze, portando la voce in uno stato di calma vitale, dove la fatica fa posto al piacere e al flusso libero dell’espressione vocale. Producono inoltre trasformazioni nella qualità della voce e di tutta la persona.
Donatella Livigni, 3/6/2025
Immersi nella bellezza del paesaggio della Tenuta di Fassìa (Gubbio, PG), importante centro olistico nel cuore dell’Umbria, saremo a contatto con la natura a trecentosettanta gradi, potendo fruire di un’ampia sala di lavoro e godendo di esperienze all’aria aperta.
Nel corso delle tre giornate si alterneranno:
- esperienze corporee,
- senso-percettive e propriocettive,
- individuali e collettive,
- canti di gruppo,
- improvvisazioni vocali,
- lezioni individuali,
- meditazioni serali.
Prevedendo attività sia nella splendida “Sala Germogli” che all’aria aperta.
ilsolenero
Sognando (tratto da “ilsolenero” di Manolo Rivaroli)
Manolo Rivaroli, Sansula.
Leonardo Ramadori, Vibrafono.
Katie Bruni, Violoncello.
Musiche, Testi e Arrangiamenti di Manolo Rivaroli.
Video by Tommaso Muzzi.
ilsolenero
Monologo per voce, percussioni, violoncello
Testo completo
Primo giorno
Penso e ripenso alle cose che sono
e alla grinta che le porta via e non sono più…
al contorcersi tremendo che le allontana…
al dilemma primitivo che le rende vive e poi le appassisce…
ai colori…
che da un momento all’altro non le appartengono più:
e lampi,
distorsioni,
dolori di passione.
Un viaggio per cercarti mia…
più folle che mai la mia avventura…
atroce-ironia…
semplicemente incondizionata a cercare ciò che non conosco
e crescere in una consapevolezza nuova…
senza sogni a riempire…
a ricucire le falle.
Alla deriva
senza conoscerti più,
e studiare le correnti prima d’essere rapito ancora
e catturato da un nuovo pazzo uragano…
Pietosamente
non m’appartengo in questo modo,
e vengo…
…vengo a cercarti aldilà di un mondo che non capisco…
Terzo giorno
La città è meravigliosa nella mia allegra malinconia d’attore fallito.
Ci siamo fermati…
Il viaggio mi porta via ogni speranza d’essere vuoto…
Vecchie musiche – nuovissime alle mie orecchie – mi fanno piangere…
io a questo tavolo, stranamente commosso…
senza ricordare più i nomi importanti della mia vita,
sognando
sognando…
sognando……
Sono sfinito la città m’appare sempre più bella,
sembra sia stata dolcemente posata su questi colli
da qualche mano magica… antica…
divinamente sussurrata da un poeta romantico…
poi, come fulmini a ciel sereno,
attimi di malinconia mi sbattono fuori…
quando meno me lo aspetto eccomi…
eccomi a navigare in un uragano multicolore…
non capisco…
ne tento di farlo perché so che poi passa…
dopo un po’ torna la consapevolezza…
qui,
fuori da tutto il resto,
a navigare…
Sesto giorno
Ho perso il significato del tempo…
e del dolore…
e questo è buono…
io qui così vivo!!
Solo adesso…
senza spazi a comprimere…
e oltre…
ancora avanti appartenere al viaggio…
sorridendo…
gridandolo forte:
poesia fammi nuovo –
demente –
Innamorato –
la mia croce velata –
il mio grido: noia! Noia! NOIA! E fronde di suoni!
…il calore attorcigliato vomitare visioni…
non più deprimenti…
Malsane, SI!!
ma non deprimenti…
nuvolose… …pioggia…
il velo oscuro… …nebbia…
il vento ancora qui a farmi sentire quella stessa insolita strana nausea per ciò che era
Innamorato!!!
…la mia tribù di sorpassi:
e la vertigine
… e la vergogna…
il ventre…
vestiti e piume…
verso cosa…?
…versanti scoscesi…
…vestiti vecchi…
e la velocità…
scura, pesante, possente…
come le mie angosce…
Nono giorno
Immobili…
in aria…
attaccati al vento…
ripenso…
ancora e ancora…
e tutto ciò è vago…
come quella sabbia che correva sulla sabbia…
…sabbia asciutta,
volante,
su sabbia bagnata,
pesante,
TERRA.
Un vento enorme,
e l’acqua,
la spuma,
le onde,
a cancellare il dolore…
a correre!!!
uno asciutto e volante
su se stesso bagnato,
ubriaco,
pesante…
a TERRA!
affogato nel suo vomito!
uno immobile,
come un altro sole…
leggero…
attaccato in aria…
su se stesso al galoppo,
come un’altra marea a cancellare…
Toccarlo,
sentirlo,
vederlo correre il mio dolore,
ascoltarlo:
uno folle
che grida al vento di farla finita…
della grinta che ha dentro…
di ciò che deve ancora venir fuori…
di come sarebbe andata se…
su uno pesante…
attorcigliato…
remoto nel suo respiro…
Dodicesimo giorno
Non penso…
non penso…
NON PENSO…
nessuno più…
oceano e ancora mare,
mare,
mare…
io a terra…
e il mare intorno e me…
io sulla roccia…
e il mare fuori di me…
io,
e il mare dentro…
ovunque nulla più.
Potrei realmente impazzire
e lasciarmi trascinare dalle note maestose della tempesta,
sulle rocce,
nella poesia che si libra in aria…
lontano più che mai da ciò che pensavo potesse essere…
dalle onde…
nelle onde…
…mai una uguale all’altra… –
…tutte uguali…
tranne quella che ogni tanto…
non te l’aspetti…
di sorpresa…
ti copre fin sopra le note più alte…
fin sopra i capelli…
e porta ancora un nome…
e un volto…
ed io…
incapace di fare altro…
ritorno…
Diciassettesimo giorno
Oceano timidamente s’è nascosto dietro alle rocce
convinto che nessuno lo veda più.
…ma io l’ho visto…
per mano portarti via oltre se stesso…
oltre l’ultima onda…
oltre l’ultimo giorno.
e non sapere più se ciò che vedi è vero…
il male dentro,
dissonante,
per mano, a raccontare dei riflessi di Luna…
degli occhi impazziti…
delle feste dietro alle maschere…
della notte…
e di Luna…
di se…
di se & di lei…
Diciottesimo giorno
Buona notte ai cattivi propositi…
sono ormai un monaco…
un angelo bianco…
Ventiquattresimo giorno
Sole è con noi,
senza Vento a rompere i coglioni…
non sappiamo dove ci fermeremo sta sera…
fino a quando riusciremo a tenere la strada sotto di noi…
prima di notte…
o soltanto prima d’impazzire…
Ventinovesimo giorno
TUTTO NUOVO…
FRESCO…
Solo ora riesco a tenere gli occhi aperti…
la notte ci accompagnerà…
non so fino a quando…
. . .
fino a quando ne avremo voglia noi…
Trentacinquesimo giorno
Vorrei trovare il senso di tutto ciò,
e magari saperlo scrivere,
o dolcemente cantarlo come una ninna nanna ad un bambino…
e vorrei trovare le giuste dosi dei colori giusti da mescolare,
per pitturare almeno un po’ di ciò che ho sentito…
per farti vedere ciò che c’era…
e sentire il ruggito del mare,
o le astrazioni del nostro scherzare…
le canzoni che ho cantato,
e le percussioni impazzite che hanno suonato con me…
e gli occhi di ghiaccio…
e le voci…
quelle dolci
e quelle che non parlavano…
la paura…
… la curiosità…-
la stanchezza…
…… il dormire…-
la malinconia…
………ed il sole ad asciugarla…-
le fughe dall’oscurità recitando me…
la pazzia dentro ai vagoni del treno…
i fantasmi…
nei castelli non li ho trovati…
i fantasmi erano in me
ed invano li ho gettati in mare,
la marea che arriva al galoppo li ha riportati…
le sabbie mobili non li hanno saputi far scomparire…
onde altissime non m’hanno saputo affogare…
tutta questa storia me l’hanno raccontata…
come fatta vedere da dietro un vetro_
io leggevo la vita di un clown scomparire dentro ad occhi ostili,
contento nel mio raggomitolarmi…
per fuggire anche dal rosso e dal fuoco…
Trentottesimo giorno
Lo sto vedendo avvinarsi…
un giovane monaco…
adulto…
un monaco anziano…
vecchio…
sta camminado verso di me…
o sono io ad avvicinarmi a lui…
si è lui,
sono io…
dentro e fuori…
due in uno, pieno e vuoto,
ma siamo un buon vecchio monaco nella tunica lacera
che è essa stessa monaco
scalzo a volte…
ubriaco altre…
Ultimo giorno
Non ho danzato nel mare,
ma l’ho sentito su di me come non mai.
Seduto vicino…
vicino…
a raccontarmi ciò che non m’aspettavo…
di come scherza
e s’arrabbia alle volte…
della terra che ama…
di un tesoro che nasconde in se…
e di tutti gli amori che non avrebbe voluto avere…
e le musiche…
le poesie che non aveva letto a nessuno…
seduto immobile sulle sue ginocchia,
un pianto è fuggito anche lui quando m’ha parlato di te…
ed io gli ho mentito…
e lui l’ha capito, ed ha pianto con me…
accarezzandomi i capelli…
abbracciandomi come un padre…
raccontandomi piano piano
la sua ninna nanna…
Manolo Rivaroli, Voce, Sansula, Tampura, Percussioni.
Leonardo Ramadori, Vibrafono, Percussioni.
Katie Bruni, Violoncello.
Musiche, Testi e Arrangiamenti di Manolo Rivaroli.
Video by Tommaso Muzzi.
